mercoledì 19 dicembre 2007

Comunicato PCL Sardegna su Unilever

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la massima solidarietà ai lavoratori Unilever di Cagliari.

La richiesta di messa in Cassa integrazione và contrastata dall’ unita di tutti i lavoratori delle fabbriche che chiudono o licenziano. Soltanto l’ unita della classe operaia che rivendichi la nazionalizzazione senza indennizzo sotto controllo operaio può dare una soluzione nell’ immediato al dramma dei lavoratori che perdono la fonte di reddito e può aprire alla prospettiva di un governo dei lavoratori per i lavoratori.

Cagliari 19-12-07

Coordinamento Regionale del Partito Comunista dei Lavoratori Sardegna

martedì 11 dicembre 2007

FARE COME GLI OPERAI DELL’UNILEVER: OCCUPARE LE FABBRICHE IN CRISI E CHE LICENZIANO

La crisi dell’industria sarda mette in discussione il posto di lavoro di centinaia di operai, dalla Palmera alla Legler. Le speculazioni e l’inettitudine di un’infame classe padronale si ripercuotono su chi manda avanti la produzione e ne dovrebbe essere il vero proprietario, la classe lavoratrice.

Un’intera classe operaia è in lotta per la salvezza del posto di lavoro, ma i tentennamenti delle direzioni sindacali nella piattaforma e nelle rivendicazioni impediscono che le mobilitazioni trovino uno sbocco vincente; vengono infatti divise le lotte che unite avrebbero un potenziale di vittoria enorme e le rivendicazioni delle burocrazie sindacali sono insufficienti e illusorie (più volte, da parte dei sindacati, si è sentito parlare, come nel caso della Palmera, di “ripensamento” da parte dei padroni o di “speranza” in una poco probabile “eticità” delle banche!).

La strada per vincere le lotte viene dagli operai dell’Unilever: l’occupazione degli stabilimenti per scongiurare il rischio di chiusura della fabbrica. Questa è l’unica via per evitare la fine della produzione e salvare il posto di lavoro, nonché per portare avanti la contrattazione. Certi sindacalisti scettici dicono: “l’occupazione della fabbrica non durerà per molto e verranno tutti licenziati”. Questo è vero solo se la lotta degli operai dell’Unilever rimarrà isolata; ma se la lotta si generalizza e gli operai di tutte le fabbriche in crisi occupano gli stabilimenti, unendo le loro forze e creando un coordinamento regionale delle lotte, si porranno le condizioni per la vittoria. E la vittoria non passa per la speranza in un nuovo padrone che prenda in mano la gestione della fabbrica: essa può essere assicurata solamente dalla nazionalizzazione senza indennizzo ai padroni speculatori e sotto il controllo dei lavoratori, obiettivo che solo l’occupazione della fabbrica può porre in primo piano.

Solo così la classe operaia, contando sulle proprie forze e non sulla “benevolenza” dei padroni o delle istituzioni e lacchè vari, può vincere la lotta e porsi alla testa di una mobilitazione più ampia che coinvolga tutti i settori oppressi dal capitalismo, compresi i piccoli pastori ed agricoltori sardi schiacciati dal grande capitale di banche e industrie che possono essere salvati solamente dal controllo operaio sulla produzione e sul sistema bancario. In definitiva la crisi dell’industria e della società sarda può essere risolta solamente dal controllo pianificato dei lavoratori sulla produzione, possibile solo con la conquista di un Governo dei Lavoratori stessi.

Il Partito Comunista dei Lavoratori, che terrà a Gennaio il proprio congresso fondativo, fa appello a sindacati, partiti e organizzazioni dei lavoratori per un polo autonomo di classe anticapitalistico che marci in questa direzione, possibile solo se essi rompono col governo Prodi, con la giunta Soru, col Partito Democratico e con tutti i governi e partiti dei padroni. Questa è anche l’unica via per evitare un nuovo governo reazionario guidato da Berlusconi e le destre.

PER IL COORDINAMENTO REGIONALE DELLE LOTTE, PER L’UNITA’ DEI LAVORATORI IN LOTTA

PER LA VERTENZA GENERALE DEL MONDO DEL LAVORO, PER IL POLO AUTONOMO DI CLASSE

PER LA NAZIONALIZZAZIONE SOTTO CONTROLLO OPERAIO DELLE AZIENDE IN CRISI

PER IL GOVERNO DEI LAVORATORI!


Partito Comunista dei Lavoratori - Coordinamento regionale Sardegna

sabato 8 dicembre 2007

La strage della Thyssen-Krupp di Torino evidenzia la realtà dello sfruttamento capitalistico

Comunicato Stampa di Franco Grisolia e Marco Ferrando (Partito Comunista dei Lavoratori)

(7 dicembre 2007)

La gravissima strage della Thyssen-Krupp di Torino, evidenzia ancora una volta la realtà dello sfruttamento capitalistico nel nostro paese. Si dovrebbero vergognare quegli ipocriti politici e commentatori che in questi decenni, a desta come a sinistra e a volte anche all'"estrema sinistra" hanno parlato assurdamente di "fine della classe operaia" o società "postindustriale".

In realtà la classe operaia produttiva esiste come prima; continua col suo lavoro a produrre ricchezza, che gli viene estorta dai profitti in crescita esponenziale; soffre di uno sfruttamento ed una intensità di lavoro anche superiore al passato. In cambio riceve bassi salari, sempre più ridotti in termini reali, e paga i suoi sacrifici con migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti l'anno. E questo non solo nelle piccole aziende o nel lavoro precario , ma anche, come dimostra il caso della Thyssen-Krupp, nella grande industria.

Per combattere questa realtà, che i demagoghi ipocriti del centrosinistra e della sinistra governista denunciano a parole, ma nulla fanno per debbellare realmente, è necessario un programma anticapitalistico che implichi l'instaurazione generale di un vero controllo operaio su tutti gli aspetti della vita in fabbrica e la nazionalizzazione immediata senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori delle industrie di morte, obbiettivo che, come Partito Comunista dei Lavoratori, lanciamo oggi con forza rispetto alla Thyssen-Krupp.

Franco Grisolia (responsabile sindacale)
Marco Ferrando (portavoce nazionale)
movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori

giovedì 6 dicembre 2007

Conferenza stampa di presentazione del congresso del 3 dicembre 2007

Resoconti di agenzia

(4 dicembre 2007)

Falce e martello sullo sfondo di un mappamondo, risultati attorno all'1 per cento in qualche realtà alle ultime amministrative, poco più di duemila militanti, il fiore all'occhiello di una personalità molto nota come il giornalista ed ex eurodeputato Prc Lucio Manisco che si dice «molto vicino» alla nuova formazione: si presenta così il Partito comunista dei lavoratori, una delle schegge della sinistra radicale uscita da Rifondazione e pronta a rappresentare l'alternativa alla 'Cosa rossa'.
Il Pcl andrà a congresso dal 3 al 6 gennaio a Rimini ed oggi ha presentato il suo biglietto da visita in una conferenza stampa forse non casualmente nello stesso centro congressi nel quale si svolgeva la riunione della direzione del Prc.

Marco Ferrando, leader indiscusso del nuovo partito, rilancia l'accusa alla sinistra di governo «compromessa con un governo subalterno alle grandi imprese e alle banche». E anche «la 'Cosa rossa' rappresenta una sinistra del centrosinistra che continua a rivendicare il compromesso con il Pd nella prospettiva comune di governo». Il Pcl invece vuole costruire «una sinistra anticapitalista che parte dalle lotte dei lavoratori» e che non a caso, sostiene Ferrando, «è molto cresciuto nelle adesioni, in particolare nelle grandi fabbriche, con la campagna contro il Protocollo del 23 luglio».

Il Pcl non lega troppo nemmeno con la Sinistra critica di Salvatore Cannavò, che non è ancora uscita dal Prc ma lavora a un polo unitario con i Cobas e i centri sociali più radicali: «Non erano carne né pesce quand'erano dentro Rifondazione, continuano a non esserlo fuori. Ma con i Cobas e le Rdb, con la Rete dei comunisti, abbiamo da tempo - sottolinea Ferrando, a suo tempo escluso dalle liste elettorali di Rifondazione per una polemica con Fausto Bertinotti su Israele - un patto di unità d'azione, abbiamo costruito molte manifestazioni insieme, compresa quella del 9 giugno contro Bush e Prodi». Ma quelle sono forze «che restano collocate su un terreno di movimento - chiarisce il leader del Pcl - mentre noi saremo presenti a tutte le elezioni, anche alle politiche se si va al voto anticipato». Qualunque sia l'esito delle trattative per nome e simbolo della 'fed' di sinistra, quindi, una falce e martello sulla scheda elettorale, ci sarà: quella di Ferrando.

domenica 25 novembre 2007

La lezione delle proletarie indipendenti

Dopo i trecentomila metalmeccanici indipendenti che hanno bocciato l’accordo del 23 luglio, un’altra lezione di indipendenza politico-teorica è venuta dalla manifestazione delle donne proletarie del 24 novembre.

I colpi quando arrivano di sorpresa sono i peggiori perché confondono chi li prende. E’ così è stato per le politicanti borghesi che hanno tentato di provocare il corteo delle proletarie e per quelle che sul palco erano convinte di essere le dirigenti del movimento.

Prestigiacomo e Carfagna erano convinte che, facendo leva sull’uso ideologico del dato biologico della comunanza di genere sessuale, avrebbero potuto isolare le proletarie d’avanguardia. Invece, tutto il corteo è stato unanime per la loro cacciata.

Melandri, Turco e Pollastrini non l’hanno passata liscia per l’infame “pacchetto sicurezza”, che colpisce, in particolare, le donne rom. Queste politicanti borghesi ipocrite prive di spessore culturale hanno potuto misurare la distanza che le separa dalle donne proletarie.

Qualche giornalista ha ripetuto la solita solfa dell’occasione perduta “cercando le contestazioni più che l’unione”. L’ideologia ha il potere di deformare la realtà per chi ne è vittima. Il corteo ha approvato la cacciata delle politicanti borghesi di Forza Italia e del Partito Democratico mostrando la sua unità di orientamento politico. La comunanza di genere è solo un dato biologico che si manifesta in determinati contesti socio-economici caratterizzati dalla divisione e dall’antagonismo delle classi e che da questi è condizionato. Mentre le politicanti borghesi sono vittime del riduzionismo biologico, le donne proletarie d’avanguardia analizzano la realtà come totalità dove non esistono variabili indipendenti, ma una totalità dove tutte le parti e le differenti manifestazioni interagiscono dialetticamente. Le prime producono ideologia finalizzata all’oppressione; le seconde, al contrario, producono scienza finalizzata alla liberazione da ogni tipo di oppressione.

L’unità che cercano le proletarie e i proletari indipendenti è quella della propria classe intorno a un programma rivoluzionario che abbia il suo centro nell’obiettivo della conquista del potere politico. Solo chi non vuole l’emancipazione da ogni tipo di oppressione dice che la questione della conquista del potere politico è “superata”. Anche, oggi, come nel passato non esiste alcun dato che permetta di concludere che la conquista del potere politico è “arcaica”. Solo il governo della classe rivoluzionaria può mettere fine alla violenza sulle donne.

Sezione di Sassari del Movimento Costitutivo per il Partito Comunista dei Lavoratori/ 25 novembre 2007

lunedì 19 novembre 2007

Contro il razzismo reazionario di alcuni consiglieri comunali di Olbia, per l’unità nella lotta tra lavoratori italiani e immigrati

In passato la scienza e certi scienziati corrotti sono stati utilizzati dalla borghesia per giustificare la presunta superiorità e inferiorità di determinate “razze” e il conseguente razzismo, strumento della borghesia contro i lavoratori. Diversi pseudo-scienziati (soprattutto negli Stati Uniti), anche in tempi non molto lontani, hanno utilizzato la ricerca sul genoma umano per giustificare la presunta inferiorità di neri, donne, omosessuali e per cercare di far credere che la povertà o la criminalità fossero dei fattori determinabili a livello genetico.

Ma oggi la situazione è cambiata: gli ultimi sviluppi e le ultime scoperte nel campo della genetica indicano che l’umanità sia la stessa nella sua diversità, che il genoma umano sia identico in tutti gli individui di diverse etnie per il 99,9% e che la “razza” non sia determinabile per la scienza a livello genetico. L’umanità è una sola e con gli sviluppi scientifici cadono tutte le ciarlatanerie sulla “superiorità” di alcuni uomini su altri e sulla presunta “criminalità genetica” di determinate etnie o popoli.

Il razzismo è sempre stato uno strumento utilizzato dalla classe dominante borghese per deviare il malcontento e l’odio della classe lavoratrice nei confronti delle sue politiche contro un falso nemico, i lavoratori immigrati, naturale alleato della classe operaia.

Oggi in Italia i governi e i partiti borghesi di centrodestra e centrosinistra portano avanti, senza eccezione, campagne razziste e xenofobe contro gli immigrati per impedire che il disagio sociale di milioni di lavoratori italiani causato delle politiche di sacrifici, dai bassi salari, dai mutui usurai sulla casa, dallo strozzinaggio delle banche, si ripercuota contro i veri responsabili della rapina quotidiana ai loro danni: non i lavoratori immigrati, anche loro forza-lavoro da sfruttare per il mercato capitalista, ma i padroni, le banche, i loro governi e partiti, nemici dei lavoratori italiani e immigrati. La campagna razzista contro i lavoratori rumeni portata avanti dal governo Prodi va in questa direzione, proprio in un momento in cui la classe operaia italiana paga le conseguenze di anni di sacrifici sulla sua pelle. Gli immigrati presenti nel nostro paese vivono una situazione davvero pessima: ricattati dalla Bossi-Fini e dai lager Cpt (istituiti da un governo di centrosinistra), strumenti del padronato e con difficoltà ad avere alloggi dignitosi.

Il 15 Novembre scorso nel consiglio comunale di Olbia si è discussa la situazione degli immigrati in città. Da alcuni volgari individui dai banchi della maggioranza si sono sentite delle immani sciocchezze xenofobe che identificano gli immigrati come criminali e sostenendo che andrebbero cacciati via: le parole pronunciate da questa gente, per le ragioni riportate prima, meritano soltanto derisione e disprezzo.

Ma anche chi, dai banchi del consiglio comunale, si nasconde dietro le parole di “accoglienza” e “dialogo” (il sindaco Giovannelli, i consiglieri di centrodestra e dei partiti borghesi di centrosinistra), è in realtà portatore degli stessi interessi e delle stesse politiche che permettono lo sfruttamento selvaggio dei lavoratori immigrati e italiani e attraverso campagne razziste sulla “sicurezza” rinchiudono nei Cpt e rimpatriano gli immigrati su basi di discriminanti etniche; con l’unico fine di sfruttare manodopera ancora più ricattabile e riversare il malcontento sociale dei lavoratori italiani sui lavoratori immigrati, vittime della società capitalista. Va ricordato che il consigliere Varrucciu che parla demagogicamente di “integrazione” fa parte di un partito (il Partito Democratico) che rappresenta uno dei maggiori artefici della campagna antirumena promossa dal governo, e che il sindaco Giovannelli è di una coalizione che ha varato al governo nazionale l’infame legge razzista Bossi-Fini.

Ogni attacco ai diritti dei lavoratori immigrati si traduce perciò in un attacco alle condizioni sociali e di vita dei lavoratori italiani: il Partito Comunista dei Lavoratori denuncia il carattere razzista e antioperaio delle campagne anti-immigrati e si batte per l’unità dei lavoratori italiani con quelli immigrati. A partire dalla denuncia di tutte le campagne razziste, mistificatrici e antioperaie sulla “sicurezza” rivendichiamo e ci battiamo per:

- l’integrazione dei lavoratori immigrati nel movimento sindacale italiano a partire da comuni rivendicazioni sociali, il primo passo verso l’unificazione delle lotte;

- l’abrogazione della legge razzista Bossi-Fini, l’eliminazione della legge 30 e di tutte le riforme precarizzanti del lavoro, verso la stabilizzazione a tempo indeterminato dei lavoratori di qualsiasi nazionalità e l’eliminazione del lavoro nero;

- l’introduzione del reato penale per tutti i padroni che sfruttano attraverso il lavoro nero i lavoratori italiani e immigrati;

- l’abolizione dei Cpt quali strumenti di oppressione razziale e classista;

- la regolarizzazione di tutti gli immigrati e l’abolizione delle misure poliziesche per il permesso di soggiorno e di lavoro; pieno diritto alla cittadinanza per chi viene nel nostro paese in cerca di migliori condizioni di vita;

- la requisizione delle grandi proprietà immobiliari quale misura per dare una casa ai lavoratori immigrati e italiani che ne sono sprovvisti.

- la nazionalizzazione delle banche, vero strumento di oppressione e insicurezza sociale, sotto il controllo dei lavoratori, per eliminare lo strozzinaggio quotidiano ai danni delle classi oppresse.

Queste rivendicazioni, che sono alla base dell’unità nella lotta tra lavoratori italiani e stranieri, esulano naturalmente da un quadro di compatibilità nell’ottica della società capitalista: i bisogni e le necessità elementari dei lavoratori sono incompatibili con la società capitalistica e richiedono la lotta per una nuova società, a partire da un governo dei lavoratori che elimini la dittatura dei banchieri e degli industriali e realizzi le rivendicazioni di tutti gli oppressi, compresi gli immigrati.

Noi ci battiamo per questa prospettiva e invitiamo le sinistre che ora sostengono il governo borghese Prodi a rompere con i poteri forti, i loro governi e i loro partiti e a non rendersi corresponsabili delle politiche di massacro sociale per i lavoratori italiani e stranieri. A chi ci accusa di dividere la sinistra noi rispondiamo di ricercare l’unità di lotta tra tutti i lavoratori e le loro organizzazioni: ma solo fuori dai governi antipopolari e in opposizione ad essi, l’unica prospettiva realistica e necessaria.

Partito Comunista dei Lavoratori – Sezione di Olbia

mercoledì 14 novembre 2007

Comunicato sulla lotta dei lavoratori della formazione professionale

Il Movimento Costitutivo per il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la totale solidarietà ai lavoratori della formazione professionale che in questi giorni presidiano il palazzo della Giunta Regionale. Invita tutti i Comunisti a sostenere la lotta di questi lavoratori che non solo sono stati privati del posto di lavoro ma vengono continuamente presi in giro da accordi che puntualmente la Regione non rispetta e che nella giornata di lunedì 12 novembre sono stati sgomberati dal giardino del palazzo della Giunta in viale Trento. Lo sgombero è responsabilità del Presidente della Regione Renato Soru che ritiene che le tende dei manifestanti non siano esteticamente compatibile con il decoro e la fruibilità del palazzo.

Tutto ciò è molto grave tanto più in quanto a sostenere questa maggioranza ci sono due partiti che si dicono Comunisti, screditando così il Comunismo e ciò che ha rappresentato e rappresenta nella storia dei lavoratori e degli sfruttati.

Il Partito Comunista dei Lavoratori è impegnato nella costruzione di una opposizione Comunista al governo di Centro Sinistra in Sardegna terrà il suo congresso fondativo a Gennaio e invita tutti i Comunisti che non si vendono alle lusinghe del capitalismo a rafforzare questa opposizione: l'unico modo per sostenere le lotte dei lavoratori anche in Sardegna.

Coordinamento Regionale PCL

14/11/07