venerdì 7 marzo 2008

IL PROGRAMMA ELETTORALE DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

PROGRAMMA ELETTORALE

ELEZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
E DEL SENATO DELLA REPUBBLICA
13/14 aprile 2008



PROGRAMMA ELETTORALE ED INDICAZIONE DEL CAPO DELLA FORZA POLITICA DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI






L'annuncio di una nuova era di pace e di progresso dopo il crollo del Muro di Berlino (1989) è stato smentito dai 20 anni successivi.


Le contraddizioni mondiali si estendono, contro tutte le promesse di un "nuovo ordine internazionale" e la stessa "globalizzazione" non si è affatto tradotta in un miglioramento della condizione dell'umanità. Al contrario.
Le condizioni sociali e di vita della maggioranza della popolazione mondiale conoscono un arretramento progressivo a tutte le latitudini del globo: sotto la spinta di una nuova e più ampia competizione internazionale che proprio il crollo dell'URSS ha liberato e che l'emergere della Cina sul mercato mondiale alimenta ogni giorno.
Avanza ovunque un attacco radicale ai salari, alla stabilità del posto di lavoro, ai diritti sindacali, alle conquiste sociali delle generazioni precedenti.
Tornano le guerre imperialiste e le corse coloniali per il controllo di zone d'influenza, materie prime, manodopera a basso costo, col loro carico di devastazioni e di orrori.
Si affacciano enormi flussi migratori, quali fughe di massa dalla fame e dalla morte, pretesto di nuove campagne razziste e xenofobe.
Si aggrava la catastrofe ambientale e gli squilibri ecologici su scala planetaria.

Il modo di produzione capitalista ha dunque celebrato la sua "vittoria" nel momento stesso in cui non ha più nulla di progressivo da offrire alle giovani generazioni. Peraltro tutte le domande e rivendicazioni di progresso – sociali, nazionali, ambientali, di genere - che salgono dalle classi subalterne, cozzano come non mai con le regole del gioco del capitalismo mondiale e i loro riflessi nei diversi paesi e continenti.
Tanto più nell'attuale epoca storica, ogni illusione di riforma socialmente progressiva è priva di qualsiasi fondamento materiale. Non c'è un solo governo oggi al mondo che promuova riforme sociali progressive di una qualche rilevanza. Ovunque i governi– siano essi di centrodestra, di centrosinistra o della socialdemocrazia – gestiscono le medesime politiche di austerità sociale e di "sacrifici". Le sinistre che entrano in questi governi o che li appoggiano – quando anche si definiscono abusivamente "comuniste" – si fanno complici di quelle politiche contro i lavoratori, i giovani, i popoli oppressi: dal Brasile, all'India, dal Sudafrica all'Italia.

La verità è che non c'è via d'uscita "progressiva" per l'umanità dentro il modo di produzione capitalista.
Solo una prospettiva socialista su scala internazionale può liberare il mondo dalla regressione storica che l'attraversa.


L'ATTUALITA' DELL'ALTERNATIVA SOCIALISTA

Le potenzialità di progresso sociale contenute negli sviluppi della tecnica e della scienza, si convertono, entro il quadro capitalistico, in nuovi fattori di oppressione e disuguaglianza.
L'incremento della produttività del lavoro incorporato alla tecnica consentirebbe una riduzione progressiva dell'orario di lavoro e una distribuzione tra tutti del lavoro che c'è: e invece si combina con un aumento del tempo di lavoro giornaliero e di vita (età pensionabile), della disoccupazione, dello sfruttamento.
Grandi risorse del sapere scientifico e della ricerca potrebbero essere impiegate nella salvaguardia dell'ambiente e nella lotta contro il cancro e l'AIDS: e invece sono investite nella spesa per armamenti, che ammonta globalmente a un milione di miliardi e costituisce il principale campo d'applicazione dell'elettronica e dell'informatica.
Le potenzialità della produzione alimentare consentirebbero di sfamare la popolazione mondiale per un totale di 12 volte la sua attuale entità: e invece aumenta massicciamente la fame nel mondo secondo gli stessi dati ufficiali dell'ONU, sullo sfondo della desertificazione di intere parti della terra.

La crisi finanziaria dei mutui americani chiarisce una volta di più la natura antisociale del capitalismo: con i pescecani della grande finanza che speculano sull'indebitamento delle famiglie truffando milioni di risparmiatori; e le banche centrali (FED e BCE) che spendono enormi ricchezze, destinabili a ben altri scopi, a sostegno dei banchieri speculatori, per evitare che crolli il loro castello di truffe.

Proprio nell'attuale epoca storica si manifesta dunque al massimo grado tutta l'irrazionalità dell'attuale ordine del mondo. Tutta la moderna barbarie di un'economia fondata sul profitto che concentra nelle mani di 750 multinazionali, dei loro giochi di borsa, delle loro contese, le leve della ricchezza e delle sue destinazioni d'uso. E che affida a un pugno di grandi potenze, in concorrenza tra loro, a partire dagli USA, il controllo del pianeta.

Solo l'esproprio della borghesia, riconducendo le leve dell'economia e della scienza sotto il controllo pubblico del mondo del lavoro e della maggioranza della società, è possibile riorganizzare su basi razionali la società del mondo: restituendo alla specie umana il potere di decidere del proprio futuro.

UN PROGRAMMA SOCIALISTA PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI

Sono vent'anni che le sinistre italiane, politiche e sindacali, accettano di negoziare sulla piattaforma del padronato: prima sulla cancellazione della scala mobile (anni 80 e primi anni 90); poi sui tagli alle spese sociali, sulle privatizzazioni, sull'abbattimento della previdenza pubblica (92-96); poi sulla precarizzazione dilagante del lavoro. Ogni volta si è detto che i "sacrifici" richiesti servivano a ottenere miglioramenti futuri. E' accaduto l'opposto: ogni arretramento ha preparato la strada agli arretramenti successivi. Ogni sconfitta ha trascinato con sé altre sconfitte. Sino alla devastazione attuale: in cui i figli si vedono privati delle conquiste dei loro padri.

Noi diciamo: ora basta Ogni negoziato sui nuovi sacrifici è inaccettabile e va respinto. Proponiamo quindi di partire dalle esigenze e dalle domande dei lavoratori. Quelle sacrificate da vent'anni.

Un forte aumento di salari e stipendi per l'insieme dei lavoratori dipendenti: perché con 1000 euro (quando va bene) non si raggiunge la fine del mese.

L'abolizione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, dal pacchetto Treu alla legge Maroni, a partire dall'assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori oggi precari: per porre fine alla ricattabilità sociale di milioni di giovani, all'insicurezza cronica del lavoro e della vita di un'intera generazione.

L'abrogazione delle controriforme pensionistiche degli ultimi 15 anni, a favore del ritorno della previdenza pubblica a ripartizione: consentendo a milioni di giovani di godere un domani di una pensione decente, vincolata all'ultimo stipendio e sottratta al ricatto dei fondi pensione.

Un vero salario garantito per i disoccupati in cerca di lavoro e per i giovani in cerca di prima occupazione: per consentire loro di sottrarsi alla marginalità sociale, al ricatto del precariato, alle mani della criminalità organizzata.

Un massiccio investimento di risorse sotto controllo popolare, nella scuola pubblica, nella sanità pubblica, nei trasporti, nell'edilizia popolare, nel risanamento ambientale…: restituendo innanzitutto ai servizi sociali e alla qualità della vita tutto ciò che le politiche dominanti hanno loro sottratto per vent'anni a esclusivo vantaggio delle rendite e dei profitti.

A chi afferma che non vi sono risorse per finanziare queste richieste, rispondiamo che le risorse non solo esistono ma sono immense. Basta prenderle là dove sono.
Dalle decine di miliardi che le Finanziarie regalano alle grandi imprese private con gli ordinari trasferimenti pubblici (44 miliardi tra il 2000 e il 2006).
Dagli immensi profitti realizzati dalle grandi imprese in anni e decenni di supersfruttamento del lavoro e di bassi salari (41 miliardi di profitti nel solo 2005 da parte delle prime venti aziende).
Dai giganteschi utili realizzati dalle banche sia con attività di ordinario strozzinaggio (mutui) sia con l'espansione del proprio controllo sul grosso dell'economia nazionale (crescita del 50% dei profitti nel solo 2006).
Dal grande patrimonio finanziario detenuto dal 2% delle famiglie italiane (800 miliardi di euro tra i possessori di patrimoni superiori ai 500.000 euro).
Dai 21 miliardi di spese militari previsti dal bilancio dello stato (cresciuti del 13% con la finanziaria 2006) e destinati a costosissimi armamenti, missioni di guerra, e profitti dell'industria militare.
Per non parlare infine della famigerata evasione fiscale del grande capitale o della Chiesa: una Chiesa che grazie alla scandalosa esenzione di IVA ed ICI ed ai mille benefici di cui gode, sottrae all' erario pubblico 6 miliardi l' anno.

Una programma di governo non può limitarsi alla sola redistribuzione della ricchezza, ma chiama in causa il tema stesso della proprietà.
Il fatto che nelle mani di una piccola minoranza della società si concentrino tutte le leve di comando (industria, credito, servizi, telecomunicazioni, stampa) non suscita alcuno scandalo. Al contrario tutti i "democratici" lo considerano un fatto del tutto normale e inevitabile. Di più: negli ultimi 15 anni hanno sostenuto o avallato un gigantesco processo di privatizzazioni che ha allargato a dismisura proprietà e ricchezze del capitale finanziario, a vantaggio di poche grandi famiglie (vecchie e nuove) e a scapito di lavoratori, consumatori, piccoli risparmiatori, oltreché della moralità pubblica e dell'ambiente.

Noi vogliamo ribaltare questa politica. Per questo, a partire dalle lotte dei lavoratori, avanziamo alcune rivendicazioni elementari.

La rinazionalizzazione, sotto controllo operaio e senza indennizzo (se non per i piccoli risparmiatori), di tutte le aziende, i settori, i servizi che sono stati privatizzati negli ultimi 20 anni, a partire dai settori strategici: non è possibile costruire alcuna alternativa se innanzitutto non si libera il campo dalle devastazioni compiute. Se non si recuperano al controllo pubblico e all'interesse pubblico beni fondamentali per la qualità della vita, a partire dall'acqua.

L'unificazione sotto controllo pubblico dell'istruzione e della sanità: scuola privata e sanità privata non solo contraddicono la necessaria universalità e gratuità di servizi pubblici fondamentali, ma sottraggono grandi risorse al servizio pubblico. Spesso, oltretutto – come nella sanità – per truffe e speculazioni ignobili sulla pelle dei malati. E' inaccettabile. Istruzione e sanità debbono essere pubbliche e laiche.

La nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori delle industrie in crisi, che inquinano, che licenziano. Migliaia di aziende prendono soldi dallo Stato per realizzare ristrutturazioni antioperaie, portare all'estero gli impianti, lasciare sulla strada i dipendenti. E' intollerabile. E' necessario unificare le 4.500 lotte di resistenza oggi in corso nelle fabbriche in crisi a difesa dei posti di lavoro in un ampio fronte unitario di lotta. E' possibile solo se la parola d'ordine della nazionalizzazione delle aziende in crisi è fatta propria dal movimento operaio italiano. Come in settori d'avanguardia e lotte radicali di altri paesi.

La nazionalizzazione delle assicurazioni e delle banche. Banche e assicurazioni sono l'architrave del potere economico in Italia. Ma anche strumento di oppressione verso ampi strati popolari: attraverso il nodo scorsoio di mutui usurai, il raggiro di correntisti e piccoli risparmiatori, i legami con la criminalità, la partecipazione, da protagonisti, a truffe gigantesche e scandali nazionali (Cirio, Bond Argentini, Parmalat). La nazionalizzazione delle banche e la loro unificazione in un unico istituto di credito sotto controllo popolare, sarebbe non solo un fattore di eliminazione di irrazionalità e sprechi: ma anche una leva di igiene morale e di liberazione dallo strozzinaggio per un'ampia parte della società. E un colpo severo a mafia e camorra.

A chi obietta che queste misure, nel loro insieme, sono "incompatibili" con le leggi economiche dell'attuale società e dell'attuale Unione Europea, rispondiamo semplicemente che è vero. Infatti ci battiamo per un'altra società e per un'altra Europa.
Solo un'economia europea democraticamente pianificata, basata sul controllo delle leve della produzione e del credito da parte dei lavoratori può consentire una riorganizzazione dei rapporti sociali in funzione dei bisogni dei molti e non del profitto dei pochi.
Solo un'economia democraticamente pianificata, può affrontare in Italia la moderna questione meridionale, impiegare e valorizzare tutte le capacità di lavoro sull'intero territorio nazionale, riconvertire l'industria bellica o inquinante con piene garanzie occupazionali per i lavoratori, ampliare e qualificare la spesa sociale in direzione di case, scuole, università, ospedali, ricerca, programmare un ampio sviluppo dei servizi per l'infanzia, promuovere il riassetto idrogeologico del territorio. E una battaglia per l'alternativa anticapitalistica in Italia è parte della lotta per un'Europa socialista, oltreché un contributo importante in questa direzione.

Infine il nostro programma di governo non sarà mai realizzato nell'attuale quadro istituzionale. Richiede una trasformazione costituzionale per un altro governo e un altro Stato.
Noi ci battiamo per un altro Stato. Perché ci battiamo per il potere reale dei lavoratori e delle lavoratrici. Naturalmente lavoriamo per la difesa di tutti i diritti e gli spazi democratici che la classe operaia e le masse popolari hanno conquistato e strappato con durissime lotte. Prima contro il fascismo. Poi contro i manganelli dell'attuale "democrazia" borghese. Ed anzi lottiamo per ampliare (o recuperare) questi diritti contro l'involuzione in corso, rivendicando il ritorno a una legge elettorale pienamente proporzionale, la difesa e sviluppo delle libertà sindacali (dei singoli e delle organizzazioni), la difesa dei diritti e delle libertà delle donne, la parità di diritti tra lavoratori italiani e immigrati, contro ogni forma di xenofobia, la parità dei diritti degli omosessuali e di tutte le minoranze oppresse, contro ogni cultura e discriminazione omofobica. Ma non ci limitiamo a questo.
Non ci limitiamo a difendere diritti e spazi di tutti gli oppressi dentro l'attuale democrazia. Rivendichiamo una democrazia dei lavoratori, delle lavoratrici, della maggioranza della società: l'unica peraltro che può realizzare sino in fondo le stesse aspirazioni democratiche. Rivendichiamo in fondo la democrazia reale: quella in cui la maggioranza della società non ha solo il diritto di votare ogni 5 anni chi la governerà in Parlamento, ma ha il potere di decidere le condizioni della propria vita e del proprio futuro.
Per questo rivendichiamo una democrazia fondata sull'autorganizzazione democratica dei lavoratori stessi e delle larghe masse popolari, con rappresentanti eletti direttamente nei luoghi di lavoro e sul territorio; con il più ampio e libero confronto tra diverse proposte, candidature, organizzazioni , partiti, sulla base del principio proporzionale e del comune riconoscimento del potere popolare; dove ogni eletto è permanentemente revocabile dai suoi elettori e privo di qualsiasi privilegio sociale, economico, giuridico rispetto alla sua base elettiva; dove il potere politico concentra nelle proprie mani sia le funzioni legislative che esecutive; dove tutte le articolazioni del potere e gli stessi strumenti di difesa del nuovo ordine sociale sono basati sulla forza organizzata dai lavoratori stessi e sono posti sotto il loro controllo.
A chi obietta che è una proposta arcaica, rispondiamo che è l'unica risposta progressiva, reale, straordinariamente attuale, alle stesse istanze di moralità pubblica, trasparenza, efficienza, economicità che la propaganda dominante oggi solleva in modo ipocrita e distorto, e spesso reazionario.
"Costi della politica"? Nessuna soluzione è più economica dell'eliminazione degli stipendi faraonici agli attuali parlamentari (o consiglieri regionali); della assegnazione ad ogni deputato del popolo di uno stipendio da lavoratore; della soppressione del bicameralismo (quanto costa il Senato?).
"Efficienza"? Nessuna soluzione è più efficiente di quella che unifica poteri legislativi ed esecutivi, che smantella l'enorme parassitismo dell'attuale burocrazia dello Stato, che affida alla forza organizzata dei lavoratori e alla loro mano pesante (e non ad amministrazioni colluse o impotenti) la repressione della mafia e della grande criminalità organizzata.
"Moralità e trasparenza dello Stato"?
Nessuna soluzione è più trasparente di quella che cancella ogni forma di segreto di Stato; che abolisce la diplomazia segreta; che abbatte la separatezza dello Stato, restituendolo alla società civile. E nessuna soluzione è più igienica e morale di quella che, abolendo il potere della borghesia e il cinismo del profitto, estirpa alla radice il fondamento stesso della corruzione e del malaffare.
La politica è oggi un costoso strumento di raggiro e di privilegio. Solo il potere dei lavoratori può edificare uno Stato trasparente e a buon mercato, rifondando la natura stessa della politica e trasformandola in strumento di gestione collettiva e libera del bene comune.

Quindi in sintesi proponiamo sei punti azione da cui partire per trasformare il nostro paese:
1) la retribuzione di un deputato sia uguale al salario medio di un lavoratore e l'abolizione del Senato;
2) Contro la barbarie degli omicidi bianchi nei posti di lavoro, l'inasprimento delle pene per i padroni responsabili dell'insicurezza, l'esproprio senza indennizzo per le imprese e sotto controllo operaio;
3) Contro l'usura dei mutui contratti da milioni di lavoratori, la nazionalizzazione senza indennizzo delle banche (ovviamente senza toccare un euro al piccolo risparmio); la creazione di un'unica banca pubblica sotto il controllo popolare, come mezzo di sostegno a lavoratori e artigiani, piccoli commercianti, oggi torchiati e truffati dalle banche;
4) il ritiro immediato delle truppe italiane da tutti i teatri di guerra e comunque da tutti i paesi esteri in cui sono attualmente; la nazionalizzazione senza indennizzo dell'industria bellica; il riconoscimento del diritto alla resistenza di tutti i popoli oppressi e l'abolizione dei servizi e della diplomazia segreti;
5) contro l'offensiva oscurantista reazionaria del Vaticano contro la scienza e le donne, il rafforzamento del diritto all'autodeterminazione delle donne; l'abolizione dei fondi pubblici alle scuole e università confessionali, la tassazione progressiva del patrimonio ecclesiastico (oggi esente da IVA e ICI), l'esproprio delle grandi proprietà immobiliari della gerarchia vaticana da destinare ad uso sociale;
6) la massima libertà per la ricerca scientifica perché solo la scienza ha favorito il benessere dell'umanità migliorando le tecniche e aumentando il controllo della natura; ma per migliorare la scienza e la tecnica è necessario liberarle anche dalle pressioni del mercato, eliminando i brevetti e l'utilizzo privato delle scoperte scientifiche.

mercoledì 27 febbraio 2008

PROSSIMI BANCHETTI RACCOLTA FIRME

Banchetti ad Olbia per la raccolta firme a sostegno delle liste del Partito Comunista dei Lavoratori:

Giovedì 28/02/08
ore 17:30:
Via del Piave, vicino alla sede della Cgil


Venerdì 29/02/08
dalle ore 13:30 alle ore 14:30:
presso l'ingresso del nuovo ospedale "Giovanni Paolo II"


Per informazioni: pclolbia@yahoo.it

venerdì 22 febbraio 2008

RACCOLTA FIRME PER LE LISTE DEL PCL

Sabato, 23 febbraio 2008

Olbia

10:30

Mercatino di Piazza San Gallo, vicino a Viale Aldo Moro

Banchetto per la raccolta firme a sostegno delle liste del Partito Comunista dei Lavoratori.

Per informazioni:

pclolbia@yahoo.it

mercoledì 20 febbraio 2008

INTERVISTA A MARCO FERRANDO



INTERVISTA A MARCO FERRANDO, PORTAVOCE NAZIONALE DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI E CANDIDATO PREMIER ALLE ELEZIONI POLITICHE.


domenica 17 febbraio 2008

RACCOLTA FIRME PER LA LISTA DEL PCL


La Sezione di Olbia del Partito Comunista Lavoratori terrà i banchetti di raccolta firme per la presentazione elettorale del PCL:

- Lunedì 18 Febbraio:
13:45
Zona Industriale, davanti alle fabbriche Technova e Novafloor

- Martedì 19 Fabbraio:
09:30
Mercatino Zona Bandinu

Al più presto vi comunicheremo le prossime date.

pclolbia@yahoo.it

sabato 16 febbraio 2008

RACCOLTA FIRME

La Sezione di Olbia del Partito Comunista dei Lavoratori ha iniziato la raccolta firme per la presentazione elettorale del PCL, col candidato presidente Marco Ferrando. Oltre ad essere disponibili i moduli per la raccolta firme presso i locali del Comune e della Provincia, sono iniziati i banchetti organizzati dai militanti. A partire da Lunedì vi comunicheremo i luoghi e le date della settimana prossima.
Quà sotto trovate il volantino che sarà distribuito:

IL PCL VERSO LE ELEZIONI:

SE NE VADANO TUTTI, GOVERNINO I LAVORATORI!

Il Partito Comunista dei Lavoratori si presenta alle elezioni come organizzazione autonoma e alternativa sia al centrodestra che al centrosinistra (oltrechè alla Sinistra Arcobaleno che ha tradito i lavoratori votando le peggiori leggi antioperaie e antipopolari), entrambi rappresentanti gli interessi dei padroni e delle banche, come si è visto nell’ultima legislatura; il PCL si presenta con un programma anticapitalistico in difesa dei lavoratori, contro i padroni e le banche:

1) Contro la barbarie degli omicidi bianchi nei luoghi di lavoro, rivendichiamo non solo l’abolizione delle leggi di precarizzazione, ma la galera per i padroni responsabili dell’insicurezza e l’esproprio delle loro aziende, senza indennizzo e sotto controllo operaio a partire dalla Thyssen Krupp. Più in generale rivendichiamo il controllo dei lavoratori, con poteri di veto, su tutti gli aspetti dell’organizzazione del lavoro.

2) Contro l’usura legale dei mutui versi milioni di lavoratori e di famiglie rivendichiamo la nazionalizzazione delle banche (vera “associazione a delinquere”) senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori; l’annullamento dei debiti contratti, sotto ricatto, da milioni di persone; la nascita di un unico istituto di credito pubblico, sotto controllo popolare, come mezzo di sostegno a lavoratori e artigiani, piccoli commercianti, oggi torchiati e truffati dalla banche.

3) Contro l’imperialismo italiano e i sui costi sempre più ingenti, rivendichiamo non solo il ritiro immediato e incondizionato dalla truppe da tutti i teatri di guerra, ma l’abbattimento delle spese militari, la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio dell’industria bellica (come premessa della sua riconversione), l’abolizione della diplomazia segreta, il sostegno al diritto di resistenza di tutti i popoli oppressi e aggrediti -a partire dal popolo palestinese- per il loro pieno diritto di autodeterminazione.

4) Contro i privilegi materiali del Vaticano e di un clericalismo sempre più invadente e arrogante, rivendichiamo non solo la difesa della legge 194, dei diritti civili, dei principi di laicità; ma l’abolizione dei fondi pubblici a scuole e università private e confessionali, la fine dell’esenzione fiscale della Chiesa( iva e ici), l’esproprio delle grandi proprietà immobiliari del clero da destinare ad uso sociale.

5) Contro i privilegi delle istituzioni borghesi e del loro parlamentarismo, contro la natura di un apparato statale burocratico estraneo e ostile alle grandi masse, rivendichiamo uno stato di tipo nuovo basato sull’autorganizzazione democratica dei lavoratori e sul loro potere, sulla revocabilità permanente di ogni eletto; sulla abolizione di ogni privilegio degli eletti rispetto ai loro elettori: con la retribuzione di un deputato del popolo non superiore a 2000 euro.

Questo programma non rispetta le compatibilità del sistema capitalistico, ma le esigenze oggettive dei lavoratori e delle classi subalterne. Anzi mostra come la soluzione vera e reale di queste esigenze richieda la rottura con il capitalismo e un governo dei lavoratori.

Il Partito Comunista dei Lavoratori si impegna a raccogliere attorno a questo programma tutte le energie disponibili, a partire dal mondo del lavoro.


La proposta “ se ne vadano tutti governino i lavoratori” è la nostra risposta alla crisi sociale e politica italiana. E’ e sarà l’asse caratterizzante della costruzione del PCL, del suo intervento nei movimenti, della sua stessa campagna elettorale.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI www. pclolbia.blogspot.com

domenica 3 febbraio 2008

Morto Vito Bisceglie, dirigente nazionale operaio del Partito Comunista dei lavoratori e, in precedenza, del Partito della Rifondazione Comunista

E' morto oggi Vito Bisceglie, membro della Direzione del Partito Comunista dei Lavoratori, e già in passato della Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista e del Comitato Centrale della FIOM- CGIL.

Il compagno si è spento in conseguenza di un tumore contro cui lottava da anni con grande coraggio, mantenendo fino alla fine un ruolo centrale come dirigente nazionale del PCL.

Vito Bisceglie era nato in Puglia nel 1943 ed era emigrato a Torino bambino . Giovane operaio si era iscritto alla Federazione Giovanile del PCI alla fine degli anni '50. Rapidamente in conflitto con la politica riformista aveva aderito alla sezione italiana della IV internazionale. Lì si era formato come quadro dirigente operaio trotskista. Sul terreno della lotta operaia in senso stretto era, nel 1962, uno dei protagonisti dei"fatti di Piazza Statuto", cioè l'assalto di migliaia di operai infuriati per un contratto bidone, non firmato dalla CGIL, alla sede provinciale della UIL torinese.

Quando nel 1968, la politica rinunciataria della direzione della sezione della IV Internazionale portò ad un tracollo dell'organizzazione trotskista in Italia, Vito fu uno dei pochi quadri dell'organizzazione che non si lasciò attrarre dalle sirene maoiste e/o spontaneiste, e contribuì in maniera importante al difficile compito di ricostruzione . Nel contempo era uno dei protagonisti dell'autunno caldo (lavorava come operaio specializzato alla Nebiolo) e nel 1970 entrava a far parte, primo marxista rivoluzionario nel dopoguerra, del Comitato Centrale della FIOM. Difensore delle posizioni conseguenti del trotskismo negli anni '90 entrava nell'allora Associazione Proposta ( animatrice della sinistra rivoluzionaria del PRC e antesignana del PCL). Diveniva da subito un dirigente centrale e grazie alla battaglia antiriformista nel PRC, -che dirigeva nella situazione in cui la nostra corrente otteneva i maggiori consensi di voto congressuale- entrava nel CPN e nella Direzione di Rifondazione.

Era così, al momento della scissione nel maggio del 2006, con l'ingresso del PRC nel governo Prodi, una dei sette promotori nazionali della nascita del movimento costitutivo del nostro partito.

Da sempre impegnato con ruolo centrale nella battaglia internazionale, era stato uno dei delegati italiani al congresso costitutivo a Buenos Aires nell'aprile del 2004 del Coordinamento per la Rifondazione della IV Internazionale di cui il PCL è oggi la sezione italiana.

Quadro dirigente operaio rivoluzionario trotskista, sindacalista classista, costruttore organizzativo, sempre convinto della centralità operaia, ma attento e partecipe di altri movimenti, Vito Bisceglie lascia un vuoto, umano e politico, difficilmente colmabile.

p. il Comitato Esecutivo del PCL
Marco Ferrando
Franco Grisolia


(2 febbraio 2008)