giovedì 12 luglio 2007

Volantino del mPCL sullo sciopero generale del 13 Luglio

BASTA SACRIFICI.
PER UN' ALTERNATIVA DEI LAVORATORI

Il movimento costitutivo del Partito Comunista dei Lavoratori sostiene l'azione di sciopero generale promossa da Cub e SDl per il 13 Luglio e invita i lavoratori ad aderirvi.
Un governo di centrosinistra che ha regalato al padronato 5 miliardi di euro con l'ultima finanziaria pretende di elevare l'età pensionabile, in nome di "ragioni di cassa". E' provocatorio e inaccettabile. Tanto più inaccettabile è la volgare ipocrisia di chi ( Prodi, D'Alema, Veltroni, Rutelli) sbandiera il cosiddetto "futuro dei giovani": i quali in realtà sono proprio le vittime di quella controriforma pensionistica contributiva che nel 95 (governo Dini) ha abbattuto del 40% le loro future pensioni e che oggi si vuole ulteriormente inasprire. L'unico vero interesse che centrosinistra e centrodestra vogliono tutelare è quello delle grandi imprese e delle banche, oggi come ieri uniche beneficiarie dell'abbattimento della previdenza pubblica e dei cosiddetti "risparmi" sulla pelle dei lavoratori.
E' ora di dire basta all'ennesimo negoziato a perdere che direzioni sindacali e sinistre di governo( PRC, PDCI, SD)- dopo aver sostenuto una finanziaria da 35 miliardi- stanno conducendo attorno all'elevamento dell'età pensionabile (con l'unica preoccupazione di indorarla e mascherarla agli occhi del mondo del lavoro).
Nessun sacrificio è più tollerabile, a vantaggio delle imprese e delle banche. Tanto più se a chiedere nuovi sacrifici è una classe dirigente che nuota nell'oro di profitti e rendite giganteschi, lucrati sullo sfruttamento dei lavoratori e garantiti dai principali partiti di governo, di centrodestra e centrosinistra: partiti che sono sul libro paga delle aziende, affogano in corruttele e scandali, fanno affari quotidiani con le banche e loro scalate.
E' ora di voltare pagina. In pensione si deve potere andare a 57 anni e 35 di contributi, senza un solo giorno in più. Va ripristinata una previdenza pubblica a ripartizione che garantisca pensioni dignitose. Vanno abolite le leggi di precarizzazione del lavoro , che rovinano i giovani e colpiscano la previdenza. Quanto "ai soldi necessari", si prendano finalmente là dove sono: nei 21 miliardi di euro per le spese militari, nei grandi profitti, rendite e patrimoni, negli scandalosi privilegi parlamentari , nell' enorme evasione fiscale , legale e illegale, del grande capitale( e della Chiesa).
E' necessario raccogliere queste rivendicazioni unificanti in una piattaforma generale di lotta interamente basata sulle ragioni indipendenti dl mondo del lavoro, sostenuta da tutte le forze disponibili del movimento operaio.
E'ora di lottare per un'alternativa dei lavoratori. Perchè solo un governo dei lavoratori, di aperta rottura con la società capitalista, può liberarci da ogni forma di sfruttamento e oppressione.
Con queste posizioni ci impegniamo a sostenere ovunque lo sciopero del 13 luglio.

sabato 7 luglio 2007

Successo della petizione del mPCL tra i lavoratori della Novafloor e della Technova

Il 6 Luglio i militanti della sezione olbiese del mPCL si sono recati davanti ai cancelli delle fabbriche Novafloor e Technova per presentare la petizione nazionale “Giù le mani da Tfr e pensioni”, indirizzata ai sindacati concertativi e ai partiti della sinistra socialdemocratica di governo, nell’ottica della costruzione del polo autonomo di classe. Le parole d’ordine del mPCL hanno suscitato un grande interesse tra gli operai che si sentono traditi dalle loro organizzazioni tradizionali. Dopo la breve scenata del padrone il quale, preoccupato, ci ha attaccati verbalmente davanti ai cancelli della fabbrica chiamando i suoi operai “fannulloni” e “pezzenti”, la rabbia operaia contro i governi della borghesia, contro i padroni, contro lo scippo del Tfr e l’aumento dell’età pensionabile ha sostenuto la nostra petizione e sono state raccolte numerose firme. La voce di un partito dalla parte dei lavoratori fuori dai cancelli delle fabbriche è stata diffusa ai lavoratori all’interno da parte di quelli che entravano per il turno successivo, cosicché i lavoratori uscenti sono venuti entusiasti a firmare spontaneamente la petizione e a parlare con noi. La sensazione generale degli operai è stata il fatto di non sentirsi più soli e abbandonati, ma di avere la speranza di una direzione che rappresenti i loro interessi. Alcuni operai ci hanno espresso il loro rancore nei confronti della direzione dell’azienda, la quale fa lavorare gli operai della Technova in condizioni insopportabili, ad una temperatura dell’edificio di 38 gradi con l’80% di umidità; un operaio ci parla di “condizioni da inizi del novecento”! Ma in molti di loro è entrata la convinzione di non essere più soli grazie alle nostre parole d’ordine portate davanti alle fabbriche. Ciò indica la nostra giustezza dei principi e della tattica di fronte unico, orientata verso la conquista della maggioranza dei lavoratori alla causa dell’emancipazione della classe operaia dal giogo del capitale. Abbiamo preso contatti con alcuni lavoratori che hanno dimostrato un particolare interesse nei confronti del mPCL e presto torneremo e ci mobiliteremo a difesa dei diritti degli operai calpestati dal padronato dell’azienda. Anche in un recente volantinaggio fatto davanti ai cancelli della Palmera in crisi la nostra petizione è stata firmata da numerosi operai, e la nostra parola d’ordine della nazionalizzazione dell’azienda in crisi, sotto controllo operaio e senza indennizzo ai padroni, ha suscitato l’interesse di molti lavoratori. Tutto questo dimostra che solo una direzione marxista rivoluzionaria è in grado di conquistare la maggioranza dei lavoratori unificando le loro lotte in una prospettiva anticapitalista.
mPCL - Sezione di Olbia

domenica 1 luglio 2007

Contro gli oscurantisti e volgari omofobici presenti nel consiglio comunale di Sassari.

di Gianfranco Camboni (sezione ozierese del mPCL)

“E per verità, la natura si vede esser fornita di tale potenza, e gli effetti di quella esser così vari e molteplici….”. Giacomo Leopardi, in quel capolavoro di letteratura materialista, Il dialogo fra Cristoforo Colombo e Pietro Gutierrez, difendeva, di fronte alle metafisiche spiritualiste del cattolicesimo e del romanticismo imperanti durante la Restaurazione , la lezione filosofica dei risultati delle scienze naturali:la natura si mostra in continuo movimento e in una infinità di trasformazioni e guai a fissare limiti assoluti alla sua produzione continua. La negazione di questo risultato, di questa verità costituisce l’elemento comune a tutte le ideologie oscurantiste. La persecuzione dei cristiani nell’impero romano, i pogrom nell’Europa occidentale e orientale, il genocidio in America latina, il genocidio degli ebrei europei, degli zingari e degli omossessuali operato dai nazifascisti e lo sterminio imperialista in Iraq e Afghanistan sono la realizzazione pratica di questo elemento comune a tutte le ideologie oscurantiste il cui fine è quello di conservare il potere alla classe che lo detiene.
Gli oscurantisti ripetono da sempre che nella natura, in generale, e nella società umana, in particolare, esistono forme immutabili, fisse e tutto ciò che fuoriesce da questo sistema di forme assolute è una mostruosità, una devianza da combattere con ogni mezzo. Niente è più falso di questa negazione.
La regima delle formiche del genere Pogonomyrmex deve accoppiarsi con due tipi di maschi per produrre sia degli individui riproduttori sia le operaie. Se una regina si accoppia con un maschio del suo stesso ceppo genera regine, mentre se si accoppia con un maschio dell’altro ceppo nascono operaie. Il commento di Jonh Whitfield a questi comportamenti è il seguente:“quindi, perché una colonia funzioni, la colonia stessa ( e le regine che produce, poiché le operaie allevano le regine) devono avere una madre e due padri. E se uno qualsiasi di questi gruppi scomparisse, l’intera popolazione si estinguerebbe, a differenza che per i funghi nei quali, come è facile immaginare, se anche qualche tipo sessuale scomparisse la specie sopraviverebbe”( “Il gioco dei sessi accende l’evoluzione”, Darwin-bimestrale di Scienze,n° 3-2004). Sempre nello stesso articolo viene riportata un’interessante osservazione del biologo Joel Parker dell’ Università di Losanna “Pogonomyrmex ha quattro sessi: i maschi e le femmine di ciascun ceppo. L’idea è particolarmente efficace se si considera la colonia di insetti sociali come un ‘superorganismo’, in cui le operaie sono l’equivalente delle cellule somatiche. E’ come se una femmina si accoppiasse con un maschio per produrre le cellule somatiche della sua progenie e con un altro per produrre le cellule germinali”. Al contrario delle visioni catastrofiche che ogni oscurantista immagina quando si trova di fronte a ciò che fuoriesce dai confini del loro limitatissimo orizzonte conoscitivo, questo gioco dei sessi delle formiche Pogonomyrmex riproduce da milioni di anni questa comunità vivente.
Nel volume di 750 pagine, Biological Exuberance (Animal homosexuality and Natural Diversity, 2006), di Bruce Bagemihl, biologo e ricercatore della British Columbia University, vengono elencati e analizzati i comportamenti omossessuali, transessuali e bissessuali di oltre 300 specie di soli mammiferi e uccelli. Questo volume è uno dei risultati della decisione presa dalla XXIV Conferenza Etologica Internazionale che dichiarò, solennemente, l’omossessualità delle altre specie animali un legittimo campo di ricerca. Questo avanzamento della ricerca sul comportamento di ciò che è vivente è stato reso possibile dall’importante decisione presa, nel 1973, dall’American Psychiatric Association, che decise di togliere l’omossessualità dalla lista delle malattie mentali del manuale di psicopatologia diagnostica Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Oggi l’omossessualità dalla scienza viene definita “una delle espressioni dell’orientamento sessuale, che si esprime in attrazione sentimentale e sessuale tra individui dello stesso sesso biologico”. Già all’inizio del XX sec. si iniziò a prendere in considerazione l’idea di un’analisi scientifica dell’omossessualità, e il primo passo in questa direzione è quello di ricercare dati osservativi e produrre statistiche. A ciò dedicò un suo lavoro il sessuologo e militante omossessuale Magnus Hirscfeld che da un questionario fatto circolare tra studenti ottenne una stima una persona omossessuale su cento. Alfred Kinsey, perseguitato dagli oscurantisti degli Usa, nel suo Rapporto del 1947 ottenne un valore del 5%. Kinsey nelle sue interviste adottò il criterio del materialismo storico ( non sappiamo se consapevolmente o inconsapevolmente) di catalogare gli individui non in base a ciò che dichiaravano di essere ma in base alle esperienze che fanno ( per i fondatori del materialismo storico gli individui, la loro società e la dialettica storica vanno spiegati non come “possono apparire nella rappresentazione propria o altrui, bensì quali sono realmente”- L’Ideologia tedesca).
Dal punto di vista della teoria della selezione naturale, cioè dal punto di vista della scienza del vivente e della sua storia, l’omossessualità pone un dilemma, la cui soluzione arricchirà notevolmente la conoscenza su noi stessi e sul vivente in generale: “Il dilemma darwiniano si interroga sul perché l’omossessualità – un carattere che agisce negativamente sul punto su cui l’evoluzione è più sensibile, la riproduzione – non sia stata eliminata dalla selezione naturale ma al contrario continui ad essere mantenuta nella popolazione” (Anastasia Scotto, Darwin n° 18-2007). La natura, la materia vivente, che l’intelligenza limitata, meschina e crudele degli oscurantisti si rappresenta a sua immagine e somiglianza, è ricca, varia, molteplice e creativa.
Senza i tirannicidi Armodio e Aristogitone non avremo avuto i versi libertari e antirannici di Holderlin : “Niente è v’è ancora sulla terra di più sovrano della mutua sottomissione di una coppia superba come questa”. Oppure la poesia di Walt Whitman, cantore della democrazia americana nella guerra civile contro i razzisti del sud: “Renderò le città inseparabili, con le braccia l’una al collo dell’altra dei camerati, con il virile amore dei camerati”( per camerati il poeta intende intende i soldati dell’Unione che si battevano contro il sud razzista) Whitman, nel 1879, era dell’opinione che la democrazia americana fosse stretta dalla “ morsa sempre più insidiosa del capitale del capitale” e che “la questione che oggi più urge, che produce conseguenze vastissime anche per il futuro, non è quella astratta della democrazia, ma quella dell’organizzazione sociale ed economica, del trattamento dei lavoratori da parte degli imprenditori e di tutto ciò che vi si connette…Se anche gli Stati uniti, come i paese del vecchio mondo, hanno da crescere un immenso gregge di gente povera, disperata, scontenta, nomade, miseramente retribuita, quale la vediamo oscuramente sovrastarci in questi ultimi anni – divorata, implacabilmente seppur lentamente, come da un cancro allo stomaco o ai polmoni – vuol dire allora che il nostro esperimento repubblicano, nonostante tutte le apparenti vittorie, non è, in fondo, che un fallimento malsano”( citato in Alienazione e utopia in Lessing di Luciano Parinetto 1934-2001). Withman ha visto giusto.
Omofobia, oscurantismo antiscientifico e sfruttamento capitalista procedono insieme. In questi ultimi giorni il criminale di guerra Bush, accolto festosamente dal baciapile Prodi, ha messo il veto per la terza volta per bloccare i finanziamenti alla ricerca sulle cellule staminali di origine embrionale. “Gli Stati uniti sono una nazione fondata sul principio che ogni vita umana è sacra. E la nostra coscienza ci chiama a esplorare le possibilità di una scienza che rispetti la dignità umana e in accordo con i nostri valori morali” , ha dichiarato il macellaio di iracheni e afgani. Gli ha fatto eco, la “democratica”, presidente della Camera dei rappresentanti , Nancy Pelosy, adeguandosi all’oscurantismo religioso, come l’italiano Rutelli : “La scienza è un dono di Dio per noi tutti e la scienza ci ha condotto a un orientamento biblico quanto al suo potere di guarire. E ciò vale anche per la ricerca delle cellule staminali provenienti dall’embrione”. Un inciso, molti compagni di Marx ed Engels combatterono e morirono nella guerra civile americana contro i razzisti della Confederazione.
Contro l’omofobia e l’oscurantismo va condotta una lotta senza tregua, essendo consapevoli che la liberazione sessuale può avvenire solo con il rovesciamento rivoluzionario del capitalismo perché il comunismo è “l’umanizzazione della natura e la naturalizzazione dell’uomo”( Karl Marx).
Gian Franco Camboni sez. Ozieri-PCL

venerdì 29 giugno 2007

PENSIONI: FERRANDO, PROMUOVERE UN GRANDE SCIOPERO GENERALE

Comunicato Stampa di Marco Ferrando Portavoce nazionale mcPCL
(28 giugno 2007)



''E' l'ora di rompere con il governo Prodi e di promuovere un grande sciopero generale su un programma unificante di rivendicazioni operaie per una vera alternativa'': cosi' Marco Ferrando del movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori. ''La rottura tra governo e sindacati sulle pensioni - aggiunge - dimostra una volta di piu' il profilo anti operaio del governo Prodi. Le letterine 'salva coscienza' dei quattro ministri di 'sinistra', come era prevedibile, non sono servite a nulla. Nessuna letterina puo' modificare la natura confindustriale del governo. Altro che 'risarcimento sociale'. A questo punto, sindacati e Prc lascino definitivamente il tavolo di trattativa. Il negoziato su come scadenzare nuovi sacrifici per i lavoratori e' fallito, tanto piu' ora una mediazione con il governo sarebbe del tutto improponibile e verrebbe respinta dalle assemblea di fabbrica e dalla stessa base del Prc''. ''I lavoratori - conclude Ferrando - sono stanchi di continuare a fare sacrifici per garantire i ministeri della sinistra di governo e i suoi compromessi con Prodi-Padoa Schioppa come da un anno a questa parte''.

lunedì 25 giugno 2007

Marxismo e arte

Pubblichiamo un interessante scritto di Alan Woods intitolato "Per un'arte rivoluzionaria". Alan Woods è uno degli esponenti principali della tendenza internazionale Militant, che in Italia è rappresentata da "FalceMartello", la cosiddetta "tendenza marxista del Prc". Pur criticando la linea politica di questa tendenza internazionale trotskista e le posizioni dello stesso Alan Woods su alcune questioni importanti, riteniamo molto utile ed interessante l'articolo, perciò ne consigliamo la lettura; il settarismo non ci appartiene.

Per un’arte rivoluzionaria


Noi celebriamo oggi, 28 settembre, l’anniversario della morte di André Breton, uno dei più importanti rappresentanti del surrealismo. Breton si è sforzato di legare l’arte alla politica rivoluzionaria, e collaborò per un certo periodo con Trotsky.
Oggi, allorché il capitalismo è in un vicolo cieco, che la sua degenerazione senile raggiunge l’apice, la crisi di questo sistema tocca ogni aspetto e ogni manifestazione della vita. Le forze produttive stagnano, la disoccupazione e la precarietà del lavoro toccano milioni di persone, e le ineguaglianze si accrescono a livelli fino ad ora sconosciuti. La guerra e il terrorismo non sono più l’eccezione ma la regola. Degli elementi di barbarie hanno iniziato a comparire nei paese più prosperi e “civilizzati”, come si è visto recentemente a New Orleans.
La sopravivenza minaccia di distruggere i fondamenti della civiltà e della cultura: Come l’arte potrebbe non esserne toccata? Anzi, l’idea di legare l’arte e la rivoluzione – di cui Breton e Trotsky furono i pionieri – conserva oggi tutta la sua pertinenza e la sua vitalità.
Il surrealismo formula una visione contraddittoria (illogica ) della realtà. Esso cerca di esprimere gli elementi di violenza e di efferatezza che sono ricoperte sotto la sottile vernice della civilizzazione borghese. Le maniere civilizzate e il “buon gusto” della società borghese non sono che una facciata, dietro la quale si nascondono le più terribili sofferenze, sfruttamento e repressione. Il surrealismo strappa questo velo ipocrita e rivela l’orribile e repellente realtà che quel velo ricopre.
Paradossalmente, l’uomo il cui nome è, frequentemente, associato a questa scuola rivoluzionaria, Salvator Dalì, era un servile difensore dello status quo, un uomo di destra che ammirava Hitler e Franco, un monarchico e un lacchè delle classi dominanti. Al contrario, Luis Bunuel era un autentico rivoluzionario. E’ stato punito per aver realizzato un film ateo, da cui Dalì non ha mancato di dissociarsi. Bunuel lo ha ringraziato con una scarica di pugni. A differenza di Dalì, Bunuel era contro la classe dominante, contro la religione e contro la chiesa. Politicamente era vicino all’anarchismo, le cui idee riflettono, al meglio, il punto di vista del surrealismo. Ma con Bretòn, il surrealismo si avvicina, egualmente, al marxismo. Nel 1937 scrisse con Trotsky un Manifesto per un arte rivoluzionaria indipendente, che, ancora oggi, conserva tutta la sua validità.
Nel surrealismo, c’è pure un altro elemento: l’idea che tutto è in transizione, instabile e mutevole. La morte e la metamorfosi, pure, vi occupano una posizione centrale. Qui, scopriamo la presenza di un’idea fondamentalmente dialettica: l’idea di un cambiamento costante, grazie a cui ogni cosa si trasforma nel suo contrario, non è mai ciò che sembra essere, e, dentro di sé, contiene contraddizioni.
Non è per un caso che il surrealismo sia fiorito in terre cattoliche come la Spagna , la Francia e l’Italia. E’ noto che il fanatismo cattolico produce il suo contrario, sotto la forma di possenti movimenti anticlericali.
In tutti i grandi sommovimenti rivoluzionari, che hanno conosciuto questi paesi, c’è stato un dilagare di azioni anticlericali. Un tale fenomeno non sarebbe potuto mai fiorire nei paesi protestanti dell’Europa del nord, dove la borghesia, da tempo, ha regolato i suoi conti con la chiesa cattolica. La logica fredda della borghesia ha bandito, da lungo tempo, l’oscurantismo irrazionale della chiesa cattolica. Ma nei paesi del sud dell’Europa bisogna, ancora, farla finita con questo idolo.
Come il suo nome suggerisce, il surrealismo si sforza di vedere al di là dell’apparenza delle cose, per cercarne l’essenza. Al contrario, lo spirito nord-europeo, freddo senza immaginazione, modellato da una lunga tradizione di filosofia empirista, è soddisfatto di ciò che è dato, delle “cose così come esse sono”. Tuttavia, “le cose così come esse sono”, si rivelano molto differenti da come appaiono. Si, il mondo del surrealismo è un mondo estraneo, in cui le cose e le relazioni “normali” sono sottosopra. Ma è in realtà il capitalismo che trasforma tutte le relazioni naturali nel loro contrario. Le contraddizioni e l’irrazionalità di questo sistema gli sono inerenti. L’arte surrealista può ben esprimere queste contraddizioni. Ma, nei fatti, non possono essere risolte che da una rivoluzione socialista.
Qual è il ruolo di un artista, nella nostra epoca? E’ più facile dire ciò che non è. Il ruolo di un vero artista non è di restare alla finestra, mentre sono condotte delle battaglie che decideranno l’avvenire dell’umanità. L’arte che rompe con la società, che è indifferente al suo destino, non può aspirare ad alcuna grandezza. Una tale arte non può che marcire nella palude e nel mondezzaio della storia. Non arriverà mai alla vetta.
La grande arte deve interessarsi ai grandi problemi. Un vero artista non può essere indifferente alle sorti degli altri uomini e delle altre donne. I conformisti e i lacchè, che si contentano di seguire, come dei montoni, l’ultima tendenza alla moda, non produrranno mai un’arte o una letteratura di ampio respiro.
L’arte ha il dovere di esprimersi con forza e con coraggio contro tutte le manifestazioni di oppressione, di sfruttamento, di menzogna e di ipocrisia. Essa deve indicare la possibilità di una vita migliore e di un mondo migliore. E’ di poca importanza che il messaggio manchi di chiarezza, che sia incompleto e imperfetto, che esso tocchi solamente questo o quell’altro aspetto della realtà. L’arte non è la scienza o la politica. Essa ha la propria identità e parla la sua voce. Adottando una posizione ricca di passione sui problemi che l’umanità ha di fronte, essa deve rimanere sempre uguale a se stessa.
L’arte può essere partigiana e rivoluzionaria senza degenerare in pura propaganda. L’arte deve essere libera da ogni vincolo. Essa non deve riconoscere alcun maestro, che sia la chiesa, lo stato o il grande capitale. L’artista deve essere libero di seguire i suoi propri sentimenti e convinzioni. Una tale libertà artistica è incompatibile con il sistema capitalistico, dove le banche e i monopoli decidono di tutto in funzione del profitto – la produzione di T-Shirts come quella della pittura, della musica e della letteratura.
L’arte non diventerà libera che in una società dove tutti gli uomini e tutte le donne saranno liberi, dove i rapporti mercantili saranno sostituiti da rapporti umani autentici – o detto altrimenti, sotto il socialismo. In una società fondata su una pianificazione armoniosa e democratica delle forze produttive, gli uomini e le donne, infine, perverranno a controllare razionalmente la propria esistenza. Allora solamente, l’arte perderà i caratteri della schiavitù e acquisterà la condizione di arte umana. In una società di classe, l’arte ha un carattere di classe. Essa tende a separarsi dalla società, e la maggioranza delle persone la considerano come qualcosa di estraneo e di lontano. Per distruggere la muraglia cinese che separa l’arte dalla società, bisogna innanzitutto abolire le basi materiali di questa alienazione.
Trotsky ha scritto una volta: “ Quanti Aristotele sono guardiani di maiali? E quanti guardiani di maiali sono seduti sui troni?”. Abolendo le frontiere tra lavoro manuale e intellettuale, il socialismo toglierà, una volta per tutte, l’ostacolo che impedisce al popolo d’accedere all’arte, alla scienza, alla cultura e al governo. Ciò aprirà un nuovo Rinascimento, che oscurerà tutte le realizzazioni di Atene antica e del XV e XVI sec. fiorentini. Lo sviluppo dell’arte in tutta la sua ampiezza è incompatibile con ogni ristrettezza dello spirito, ivi compreso la ristrettezza dello spirito nazionale. Il surrealismo era una corrente autenticamente internazionalista, che rifletteva l’esistenza dei sentimenti e dei problemi comuni al mondo intero. Era un’anticipazione di ciò che saranno, sotto il socialismo, la cultura e l’arte mondiale.
E’ un dato di fatto, da tempo, che il patrimonio culturale europeo si trovi in un vicolo cieco, ciò riflette il lungo declino, confrontato a dei rivali più e più dinamici. Il vecchio mondo non ha più niente d’interessante da dire. Come aveva previsto Trotsky, dopo essere passato dal Mediterraneo all’Atlantico, il centro della storia mondiale passa ora dall’Atlantico al Pacifico, dove saranno decise le sorti del mondo intiero.
Le vecchie frontiere che dividono il corpo vivente dell’umanità hanno dopo perso la loro utilità storica. Esse costituiscono lo stesso tipo di ostacolo al progresso umano quanto le antiche frontiere locali del sistema feudale. Esse sono votate ad essere spazzate via – e saranno spazzate via. Ciò è particolarmente necessario per l’America latina – questo meraviglioso continente, che possiede tutto ciò che può creare un paradiso sulla terra, ma che è stato balcanizzato e ridotto in schiavitù da due secoli di capitalismo.
In un mondo socialista, il genio dei popoli dell’America latina sarà un elemento vitale della cultura mondiale. Le grandi tradizioni dei Maya, degli Atzechi, degli Incas e di tutti gli altri popoli del continente conosceranno una rinascita a un livello qualitativo più elevato.
Quale sarà la natura dell’arte socialista? E’ impossibile dirlo, e noi non dobbiamo impartire lezioni alle generazioni future. L’arte obbedirà, sempre, alle sue leggi proprie e intrinseche, che non corrispondono ad una teoria preconcetta, ma rifletterà i bisogni e le aspirazioni di ogni generazione. Tuttavia noi possiamo essere sicuri di una cosa. L’arte non mancherà di varietà. Un centinaio di correnti differenti rivaleggeranno e dibatteranno, in una appassionante scuola di democrazia che implicherà, non più solamente un pugno di snob, ma milioni di persone. Ne sorgerà una cultura nuova e superiore a tutto ciò che esiste.
E’ per il futuro che noi lottiamo. E in questa lotta, gli artisti contemporanei devono prendere il posto che gli spetta: nel fronte della lotta per il socialismo.
Per finire, una citazione dal Manifesto di Bretòn-Trotsky :

“ I nostri obiettivi:
l’indipendenza dell’arte – per la rivoluzione.
La rivoluzione – per la completa liberazione dell’arte!”.
Alan Woods – giovedì 8 dicembre 2005

domenica 24 giugno 2007

Le preoccupazioni di Fabio Mussi. Ai compagni e alle compagne di Sinistra democratica in Sardegna

di Gianfranco Camboni (sezione di ozieri del mPCL)
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Fabio Mussi è rimasto “impressionato” perché è stato definito “ministro estremista” insieme a Pecoraio Scanio, Ferrero e Bianchi e, pure, “irriducibile”. Mussi da togliattiano qual è sa bene quali siano i messaggi che porta con sé un’accusa del genere: o ti metti in riga oppure ti isoliamo, e se non capitoli ti cacciamo. A Prodi, a Padoa Schioppa e a Dini, il rifiuto di Mussi e Salvi di aderire al P.d. non piace per nulla, perché non rende rapidi i tempi delle decisioni da prendere a vantaggio della borghesia. Per i capitalisti grandi e piccoli i tempi delle decisioni politiche sono determinati dai tempi della concorrenza. Ecco perché la borghesia preferisce regimi politici in cui il potere esecutivo prevale su quello legislativo fino ad arrivare a regimi di “stato forte”, dal bonapartista al fascista, quando le circostanze della lotta di classe interna ed internazionale lo richiedono.
Oltre che “impressionato” dall’accusa di”estremismo”, Mussi prova dell’ “inquietudine” di fronte ai richiami all’ordine di Montezemolo, ed è per questa “inquietudine” che Mussi condivide quanto ha affermato, all’Unità, Epifani che “sente aria da 1919” e paragona gli industriali di oggi agli agrari padani che finanziarono per primi lo squadrismo. Mussi negli attacchi di Montezemolo al sindacato riscontra “l’idea di un blocco proprietario che attrae i consensi popolari. Oggi c’è una sommossa dei ricchi è il disicanto dei poveri. E Montezemolo suona la carica”. Certamente Epifani, che “sente l’aria da 1919” è la persona meno indicata per purificare l’ambiente dall’aria diciannovista che dice di sentire.
Guglielmo Epifani ha rivendicato e rivendica sempre il filo politico-teorico che lo lega al socialista Bruno Buozzi che nel biennio rosso era il massimo dirigente della CGL (l’allora CGIL). B. Buozzi egli altri dirigenti della Cgl hanno la responsabilità storica di aver lavorato per conto dell’allora presidente del consiglio Giovanni Giolitti, al fine di impedire al movimento di occupazione delle fabbriche di lanciarsi nella conquista rivoluzionaria dello stato. Il risultato della mancata conquista del potere fu quello di spianare la strada al fascismo: “Il fascismo è la rivincita, la vendetta attuata dalla borghesia per il panico vissuto nel settembre del 1920, e nello stesso tempo è una lezione tragica per il proletariato italiano, una lezione su ciò che deve essere un partito politico, centralizzato, unito e con le idee chiare. Un partito che deve essere cauto nella scelta delle condizioni, ma anche risolutamente deciso nell'applicazione dei metodi necessari nell'ora decisiva” (Trotsky). Bruno Buozzi fu tra coloro che maggiormente avversarono Gramsci ed Epifani in un suo scritto giovanile su Buozzi prende le parti di questo. Al contrario dei riformisti e dei massimalisti del PSI, Gramsci, nel maggio del 1920, dava questo giudizio sullo stato dei rapporti di forza in quel momento: “la fase attuale della lotta di classe in Italia è la fase che precede: o la conquista del potere politico da parte del proletariato rivoluzionario….o una tremenda reazione da parte della classe proprietaria e governativa. Nessuna violenza sarà trascurata per soggiogare il proletariato industriale e agricolo a un lavoro servile”. Le responsabilità di Buozzi e degli altri dirigenti socialisti (insieme purtroppo ai Bordiga) fu quella di aver sconfessato l’organizzazione militare proletaria degli Arditi del popolo che con una direzione centralizzata e obiettivi politici ben definiti avrebbe liquidato lo squadrismo. Gli Arditi del popolo avevano una struttura militare estesa su tutto il territorio dello stato, 144 sezioni per un totale di 20.000 unità. Nell’estate del 1922, nella battaglia di Parma cacciarono via da Parma i diecimila squadristi guidati da italo Balbo per dare un colpo definivo al movimento operaio di quella regione. Il mancato rovesciamento del governo liberale di Giolitti, per sostituirlo con la dittatura del proletariato rivoluzionario è stata la causa del fascismo.
Riguardo alle ultime uscite di Montezemolo Mussi ha detto che se gli sono “scappate è freudiano”. Questa considerazione su Montezemolo vale per lo stesso Mussi.
Se Mussi si vuole liberare dall’inquietudine non ha che una sola strada quella di rompere con Prodi per due ragioni:1) perché la politica del governo dell’Unione fa gli interessi di tutta la borghesia, da Berlusconi a Montezemolo; 2) perché il governo dell’Unione spiana la strada alla vittoria della destra come è già successo nel 2001.
Di certo la tenacia con cui Mussi difende l’attaccamento al “socialismo europeo”, non lo agevola nella formazione di una volontà a rompere con Prodi e il centro liberale dell’Unione, per la lunga storia di tradimenti e di viltà che contraddistingue “il socialismo europeo”. “Bisogna avere il coraggio di essere vili” fu il moto del gran capo dei riformisti, Turati, di fronte al fascismo trionfante.
Ai compagni e alle compagne che vedono in Sinistra democratica uno strumento utile per il movimento operaio diciamo: avete rotto con D’Alema e Fassino perché vanno nello stesso partito il cui artefice è Prodi e poi non rompete con Prodi stesso? Certamente per voi è una scelta difficile, soprattutto per quei militanti di Sinistra democratica che sostengono che le ragioni della nascita dell’Internazionale comunista sono proprie del XX secolo e ora vanno superate. Questi compagni, sicuramente per un difetto di conoscenza, riguardo a quelle divisioni, parlano di scissioni attribuendole a quei marxisti rivoluzionari che diedero vita all’Internazionale comunista. La realtà è un’altra: la scissione la fecero tutti quei capi e parlamentari socialisti francesi, inglesi e tedeschi che sostennero la prima guerra imperialista mondiale guerra imperialista, tradendo i deliberati dei congressi di Stoccarda(1907) e Basilea(1912) in cui si dichiarava l’opposizione con tutti i mezzi possibili ai governi guerrafondai, e qualora la guerra si facesse trasformare il malcontento popolare prodotto dalla guerra in lotta per rovesciare il proprio governo che faceva la guerra. Lenin fra dirigenti della Seconda Internazionale, l’Internazionale operaia socialista, fu il più coerente nell’eseguire quei deliberati del 1907 e del 1912: “trasformare la guerra imperialista in guerra civile”.
Chiediamo ai compagni e alle compagne di Sinistra democratica di andare sino in fondo con la scelta di abbandonare D’Alema e Fassino al loro destino di socialtraditori: rompete con Prodi e con il centro dell’Unione, fate con noi l’opposizione di sinistra perché questa è l’unica strada per diventare maggioritari e invertire la rotta.


Gian Franco Camboni sez.Ozieri del Partito Comunista dei Lavoratori 24/06/07

giovedì 21 giugno 2007

Conferenza-dibattito a Ozieri

Per una sinistra che non tradisca

Conferenza-dibattito

Interverranno:

Nicola Tradori, coordinamento nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori, delegato sindacale all’Eridania Sadam;

Elena Zolo, Rete 28 Aprile nella CGIL per l’indipendenza e la democrazia sindacale ;

Antonello Sechi, Associazione per il rinnovamento della sinistra;

Antonio Attili, parlamentare di Sinistra democratica;

presiede:
Gianmarco Satta, coordinatore provinciale di Sassari del Partito Comunista dei Lavoratori.

Sala Conferenze della Comunità Montana-Ozieri
Venerdì 22 giugno h. 17


Sezione di Ozieri del Partito Comunista dei Lavoratori

pcl_sezioneozieri@yahoo.it